scritto da mirkusiz martedì, 25 settembre 2007
ho il ricordo limpido delle vesti scure di mia nonna, che alla fin delle finite mi ha tirato su. Decisamente vecchio stampo, pugno di ferro. Non ho le immagini di una nonna da cartone animato, dolce e buffa. Piuttosto di una donna che dimostrava il suo amore con la fermezza e la spigolosità di una educazione rigida, ma efficace.
Vedova, la divisa d'ordinanza era sempre composta da una veste di tonalità scura, e golfini semplici e mai appariscenti. Proprio per questo la domenica aveva un sapore in più: aveva la fragranza dei vestiti nuovi e colorati, anche dei suoi! Che si vestiva "della festa" soprattuto perchè per lei questo significava dedicare un giorno speciale a Cristo, alla fede che aveva forte e indiscutibilmente radicata e non sradicabile, assioma da cui muoveva il suo personalissimo semplice cosmo di valori e arte del vivere e sopravvivere. Proprio di chi l'inferno l'aveva vissuto in terra, con un marito lontano per la guerra, e prigioniero, e due figlie da proteggere e far crescere dritte e certe di Dio e di come gira il mondo.
E ricordo distintamente il bianco denso delle nebbie della mia infanzia, che non ho più trovato. Quando ancora la nebbia era solo un colore che avvolgeva il mondo, e non un disagio, un fastidio storto nei programmi per la serata. Ci si perdeva in quell'ovatta di mondo a parte. E di molto volentieri, senza un motivo per non lasciarsi andare, senza la paura di trovarsi persi nelle stesse vie che percorrevamo ogni giorno.
Ricordo come ieri il pomeriggio di un 13 Dicembre di un milione di anni fa: il giorno di Santa Lucia, per noi bimbi bresciani il giorno dei regali e dei dolci, del miracolo inspiegabile di qualcuno che dedica un pensiero a te, così gratis e così luccicante, e che dovrai farti bastare per un anno intero. Tornai dall'asilo col pulmino, che mi lasciava poco distante da casa. Mia nonna ad aspettarmi, come ogni giorno.
Non esisteva più il mondo che ricordavo, solo un assoluto NIENTE intorno, bianco umido e totale. Io non sapevo dove stavo, non riconoscevo nulla.
Affidai la mia mano senza pensieri, senza paura, alla sua. Che mi condusse con passo certo e infinitamente sicuro, che protegge, fino ai giochi della mia S. Lucia.
E' strano come uno dei ricordi più limpidi che ho di lei sia avvolto di nebbia e riferimenti incerti. Tutti tranne uno.
Vedova, la divisa d'ordinanza era sempre composta da una veste di tonalità scura, e golfini semplici e mai appariscenti. Proprio per questo la domenica aveva un sapore in più: aveva la fragranza dei vestiti nuovi e colorati, anche dei suoi! Che si vestiva "della festa" soprattuto perchè per lei questo significava dedicare un giorno speciale a Cristo, alla fede che aveva forte e indiscutibilmente radicata e non sradicabile, assioma da cui muoveva il suo personalissimo semplice cosmo di valori e arte del vivere e sopravvivere. Proprio di chi l'inferno l'aveva vissuto in terra, con un marito lontano per la guerra, e prigioniero, e due figlie da proteggere e far crescere dritte e certe di Dio e di come gira il mondo.
E ricordo distintamente il bianco denso delle nebbie della mia infanzia, che non ho più trovato. Quando ancora la nebbia era solo un colore che avvolgeva il mondo, e non un disagio, un fastidio storto nei programmi per la serata. Ci si perdeva in quell'ovatta di mondo a parte. E di molto volentieri, senza un motivo per non lasciarsi andare, senza la paura di trovarsi persi nelle stesse vie che percorrevamo ogni giorno.
Ricordo come ieri il pomeriggio di un 13 Dicembre di un milione di anni fa: il giorno di Santa Lucia, per noi bimbi bresciani il giorno dei regali e dei dolci, del miracolo inspiegabile di qualcuno che dedica un pensiero a te, così gratis e così luccicante, e che dovrai farti bastare per un anno intero. Tornai dall'asilo col pulmino, che mi lasciava poco distante da casa. Mia nonna ad aspettarmi, come ogni giorno.
Non esisteva più il mondo che ricordavo, solo un assoluto NIENTE intorno, bianco umido e totale. Io non sapevo dove stavo, non riconoscevo nulla.
Affidai la mia mano senza pensieri, senza paura, alla sua. Che mi condusse con passo certo e infinitamente sicuro, che protegge, fino ai giochi della mia S. Lucia.
E' strano come uno dei ricordi più limpidi che ho di lei sia avvolto di nebbia e riferimenti incerti. Tutti tranne uno.

