Dj, 'nghiullàatt, metti su il fanchi, dai per favore.

chiu pilu pi tuttiiii

scritto da mirkusiz mercoledì, 27 luglio 2005
Torno, torno...
ma dove torno, se ho radici esili come schiuma di rabbia giovane?
Dove, se ad ogni passo sono lontani i posti che vorrei sotto i piedi
e negli occhi.
Nel cuore ho scaffali pieni di cartoline e boccette di profumi di pietra lavica e sabbia bianca.
Di montagne e di acqua fresca e da bere,
e di gente.

E di gente ne vorrei ancora, e altri nomi e altre storie.

Com'è stretta l'estate ad Alfianello.
Restano le rane ai Dossi, amici buoni.
E la convinzione che sarebbe meglio scappare, e in fretta.

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scritto da mirkusiz venerdì, 15 luglio 2005
L'estate l'ho sognata e mi ha fatto gola.
Mi ha fatto venire voglia di sudare, di sporcarmi i piedi di sabbia, le labbra di sale.
Di crema idratante, di olio johnson.
Di vedermi i piedi abbronzati, tagliarmi i capelli.

Di guardare il mondo al contrario,
dentro una maschera da sub.

Di correre dietro ad un pallone, incontrare gli amici lontani.
E sognare di viaggi e viaggiare da sogno.
Mi ha fatto venrie voglia di stare fuori.
E ho deciso che esco.
Torno presto.

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scritto da mirkusiz martedì, 05 luglio 2005
Ho sentito che pioveva, ho aperto una finestra.
Ho lasciato che la notte entrasse dentro, con il sapore del caldo nell'odore di asfalto bagnato.
Col colore dell'erba tagliata di fresco, che c'è scuro e non c'è,
ma che arriva dritto nel naso.
E ho aspettato di sentirmela dentro, la notte.
E ho inspirato, assaggiato.
Ho guardato lontano e non c'era niente.
E avrei potuto parlare ore e ore di niente.
Ho preso l'acqua sulla faccia, ed ho smesso di chiedermi cose.
Ho deciso che l'estate è da vivere,
mi sono steso, e ho iniziato a sognarla.

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scritto da mirkusiz venerdì, 01 luglio 2005

Fa due passi in direzione della finestra, si appoggia al vetro e guarda fuori.
C’è un campo giallo, con il fieno raccolto in grosse balle, che riposano del sole del giorno che è in fondo, verso sera.
Guarda meglio, c'è una lepre che corre.
Pare impazzita, o solo spaventata. Scatta, si ferma quasi incredula, e corre di nuovo.
Il rumore delle auto che le sfrecciano poco distanti, e le grida dei bambini che si sono accorti di lei.
Il fieno mietuto da poco.
Forse cerca lo spazio che le hanno portato via.

 C’è un’aria strana.

La gente rivendica l’autenticità dei pensieri, delle relazioni.
La gente alza barricate, si circonda dei soliti nomi, basta a sé stessa.
La gente ha bisogno di nascondersi.
Non sorridiamo più del viso di uno sconosciuto.
Non amiamo più le parole.
Le parole che una magari una volta, così si crede, ci hanno anche fatto innamorare.

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