"a me mi ha salvato il fanchi"
Adelmo Fornaciari
Dj, 'nghiullàatt, metti su il fanchi, dai per favore.

Come a Canneto di Caronia, vorrei anch'io di spiriti e di fenomeni inspiegabili tra le mura domestiche. Fuochi, buchi e cortocircuiti. In modo che anche per me il Divino Otelma si senta in dovere di " offrirsi per annientare le forze del male e restituire a me dolorante la gioia di vivere" (test.)

E’ l’attimo in cui scivola via ogni rivolo di energia.
E le spie e i led, e i televisori e gli stereo e i carica cellulari. Svaniscono in nulla, assorbiti dal buio, che è sera. E’ l’attimo in cui ti guardi attorno e attorno non c’è niente, è casa tua ma casa tua così non la ricordi, che è luce accesa anche se non serve ed ora hai paura di sbatterci il naso, contro i muri di casa tua, che è buio. Le voci di quelli di là, quelli di casa. Un suono nuovo, che sta giusto dietro gli occhi e la consuetudine di vederli, ancor prima di ascoltarli. Spesso senza mai nemmeno ascoltarli.
Hai voglia adesso di ascoltarli. Adesso che c’è il black out.
E guardi fuori dalla finestra e non c’è nulla, solo le luci di poche macchine di passaggio.
E non c’è nulla, c’è il buio. Buio fondo, buio spesso e totale.
E allora la smania di aprire la porta e uscire. Vedere tutti aprire la porta di casa e uscire fuori, lasciare per mezz’ora i bunker dei programmi tivvù e delle isole dei famosi, ed incontrarsi fuori. E raccontarsi fuori. E raccontare di sé e delle persone che si amano, raccontare i sentimenti e aprire la cassaforte dei nervi veri. La luce è via è non c’è allarme che scatti.
Apri il mio rifugio, è tutto lì da vedere. E dentro ho le storie delle persone che amo, e dentro ho la storia di una persona lontana, che senza disturbare mi ha fatto spazio e ne ha preso del mio, che c’era da riordinare, da risistemare. E’ la storia di una persona speciale che so che al buio sa essere qui, perché al buio la distanza la vedo di meno, e sento che ha il cuore contro il mio e le labbra appoggiate al mio dentro, e mi bacia anche quando non c’è.
Entra, è lì da vedere.
C’è del tè aromatico e bollente, e spazio per starci tutti.
Per chi ha voglia di ascoltare storie, che fuori, stasera, è buio davvero.
E’ stato un fulmine, nel pomeriggio, era ieri.
Un gatto rosso, dal pelo lungo e lo sguardo severo.
L’ ho visto arrampicarsi per metri. Veloce, sull’albero alto di fuori, in giardino.
Poi ha perso la presa. Così, d’improvviso, precipitando per qualche interminabile secondo. Fino a fermarsi salvo, sul ramo grosso, un poco più in basso della metà.
E’ rimasto là, a guardarsi intorno. E a cercare risposte, credo.
Mi hai detto:
“Ho come l’impressione che tu mi stia usando, in qualche maniera…”
Ma in che misura il gatto ha usato quel ramo?
Non si è trattato solo del posto giusto, nel giusto momento?
“Mirko, tu non stai bene”
Hai aggiunto, subito dopo.
Sono rimasto fermo, senza far niente che non fosse guardare il cielo, e la gente dei tavolini intorno.
E a cercare risposte, credo.
edit 20 ottobre: CERTE GIORNATE AMARE, LASCIA STARE...


HO BISOGNO DI SOSTENITORI COSI'. Per fortuna è mio fratello.
E TI PARLO DI ME...
che comincio la giornata di nebbia e pedalare, e silenzio intorno. Ma esiste già la voglia di fermare anche questi primi momenti del giorno, ed eccoli qui, per te

...che il mattino si sveglia stanco ormai, e si stira sulle ceneri della sera.
Sono sette da svegliare, e per ognuno c'è un pezzettino da restituire.
La colazione come la vuole lui, la merendina come la vuole lui. La parola buona, o già gridare, semmai.
Bussi forte per riportarli al mondo, con carezze o coperte strappate. Tasselli della storia di ognuno, glieli ridò cercando di fare meglio possibile, e poi via andare.
Io ho già finito, ho voglia di fermarmi un attimo in giro. Sistemo i miei pensieri, e riempio la testa di immagini.
Ora venga quel che deve.

Nel mio posto in riva al fiume ti vorrei accanto, Suzanne.
A guardar passar le barche e pensare che è stato bello andar via senza salutare nessuno.
E preparare gli stracci per la notte, e poi mettere dei fiori nuovi e rossi in un vaso, sulla barca rovesciata, e lasciata lì. Semmai preparare la tavola. E ridere, Suzanne, sarebbe bello.
Sarebbe bello osservare i piedi nudi come i sentimenti e l’anima e le ossa, affondare piano nella sabbia fangosa della riva. E riemergere passo dopo passo. Poi ancora a fondo. E riemergere passo dopo passo.
E’ andato il sole Suzanne, le ombre che vedi sono alberi sull’altra riva, e gente che ci guarda e ci invidia. Ed è il buio che ci saluta.
E sarebbe bello dormire abbracciati stanotte, o non dormire ma abbracciarci lo stesso.
Nel mio posto in riva al fiume.
On air: De Andrè Fabrizio - Suzanne