Mi chiedo dove siano rimaste le mie estati. Credevo di esserci stato attento, pensavo di aver fatto i miei calcoli a dovere. Ma ho perso la mia estate, non so dov'è.
Non so dove sono rimasti quei sospiri dei primi giorni di giugno, che finiva la scuola, diocane, e non ce n'era più per nessuno. Il mondo diventava immediatamente minuscolo, stretto intorno al VIllaggioEuropaDiStoCazzo dove abito, che da soli in paese ci si andava poco o nulla, le nostre giornate si sudavano tutte qui. Tra noi, tra mocciosi appiccicosi di afa e pizzicori pre-adolescenziali.
Zattere di bancali e fusti di nafta, a solcare oceani di fossi di irrigazione, a schivare le ire dei dacquarolli furiosi per l’acqua che rubavamo di dighe abusive e personal own lakes. E poi l'appuntamento fisso di ogni estate, visione plurima di SaporeDiMare e SaporeDiMareUnAnnoDopo, che eravamo troppo lì a sbavare su quell’universo di possibilità e occasioni tute da bere che sembrava essere LA SPIAGGIA.
Ci saremmo accorti poi da soli che il fascino della vacanza si esaurirà spesso nell’idea di essa, nel pensarla e nel macinarla di chilometri, che una volta arrivati si vorrà già ripartire. Ma questo è già domani.
Per noi dominava ancora il fascino Rimini con le sue file di ombrelloni, e i nostri teli stesi davanti che sennò si spende troppo…E i locali e i pub e le birre e il petting. Duro, svelto, insignificantemente meraviglioso.
Ma qui era tutto diverso, quelle erano stelle cadenti nella nostra lunga notte estiva.
Dove sono i pomeriggi silenziosi, ubriachi di sole? La noia che allagava rabbie ed intenzioni. Seduti assorti davanti ad orti pieni di luce e bastoncini di legno di ghiacciolo a scavare la terra.
Dove siete calabroni e pampogne delle patate?
Dove le sere a sbucare fuori tutti insieme, tutti noi? Il nostro Barrio. Che c’era da difenderlo, il Barrio. Dagli assalti dei MaschiDiFuori, allupati bavosi per le giovani donne del nostro, di Barrio. Poi noi non ci si aveva a che fare con quelle giovani donne, troppo compromessi di infanzie comuni e mutande sporche spiattellate crude crude nei filòs parentali, sedie in strada e ventagli delle gite a Venezia. Noi non ci si aveva a che fare con le nostre giovani donne del Barrio Europa, ma per difenderle non si discuteva, mai. Che se poi a volte le giovani meretrici un po’ di pelo e di umidità di slip bianchi a quegli stranieri glielo mollavano anche volentieri, beh, è tutto un altro discorso.
Che noi al più ci si inventava nascondini in cui, più che latro, ben nascoste sparivano le mani nei pantaloncini delle coraggiose…che chissà poi perché allora avevano sempre paura di andare a nascondersi da sole, e volevano il maschio in parte, chissà perché giovani donne del Barrio. E si scoprivano universi. E universi di significati. Che per quanto a colori fossero, i porno che sfogliavamo avidi in mezzo ai campi, sotto l’ombra di piante di noci, quei significati non ce li svelarono mai quanto la prima mano calata tremante sotto il cotone degli slip rosa o bianchi.
Dov’è finito tutto questo? Non nelle ferie mancate, non nel mutuo da pagare, non nel doppio lavoro da portare a termine. Non nella paura di amare. Non nella paura di calarla quella mano tra i perizoma di adesso (o sotto pantaloni portati secchi sulla pelle…giassai…), che dopo non abbiamo risposte serie da dare a domande che sembrano diventare d’obbligo.
Dov’è la mia estate? Non in questa stagione che mi è scivolata addosso, buona solo a graffiarmi con ricordi che fanno sanguinare. Che il passato, si sa, non torna.
E non è nemmeno nel turno da 20 ore che mi aspetta in comunità, dalle 14,30 fino alle 10,30 di domani mattina. E buon Ferragosto anche a tutti voi.
On air: Myscatonic University - Time's up ep