Dj, 'nghiullàatt, metti su il fanchi, dai per favore.

chiu pilu pi tuttiiii

scritto da mirkusiz lunedì, 30 agosto 2004

Corri. Corri via piccolino. Che domani avrai mille giri sulle montagne russe e domani ancora diecimila bastoncini di zucchero filato. Che hai lasciato dei segni fondi come di aratro, nella terra grassa e calda di ventre e di vita che verrà. E il mio cuore è un campo incolto, e tu sembravi saperlo.

Corri via, che se non capisci non fa niente, e se non hai salutato è perché in testa tua ci stiamo tutti. Chi ti ha fatto del bene, e chi di male te ne ha fatto tanto e tanto e tanto e tu non lo sai ancora, e voglio che tu non lo sappia mai che nella vita gli orchi ci sono davvero, e noi combattiamo solo per raccontarti delle storie buone prima di dormire. E’ la sola battaglia che so fare, perché al momento che serviva non c’era nessuno a coprirti di scudo invincibile, a sguainare spade quando gli orchi ti graffiavano e volevano mangiarti. E non fa niente se non hai salutato, che gli occhi ti si chiudevano pesanti, e so che dietro ci vedevi ancora le luci di atlantide o i tornanti ripidi dell'otto volante, e le code interminabili, e poi magari pensi che era bello starmi in braccio. Che quando si è stanchi è proprio fantastico appoggiarsi alle spalle di qualcuno, lasciarsi portare in giro, e guardare il mondo come dallo specchietto retrovisore. E' proprio bello.

Corri via, che domani avrai davanti le montagne e i nostri nomi, il mio nome, sarà solo un bel ricordo nella tua testolina lucida di diamante. Grezzo come quando è carbone, ma io lo so quanto vale. Io lo so quanto vali.

Corri via, non voglio che tu mi veda piangere.

Ciao S_io.

 

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scritto da mirkusiz lunedì, 30 agosto 2004

a sbatterci la testa, su quegli occhi a fessura, si finirà col farsi male. Che ho sentito cose di pelle saliva e vestiti gettati via senza pensarci, ma le nostre bocche non hanno mai proferito parole del genere. Che c'era troppa gente di Verola in giro, non sia mai....

sono troppo un maître del buffet, tutti sciolti davanti alla mia nonscialanza d'artista delle pirofile sempre in ordine. Olè. E che bello vedere tante facce amiche, anche se qualcuna che non doveva portava indumenti che aveva detto di non portare quasi mai!!!! ma che bello è stato esserci, tra i protagonisti, di sicuro!!!

 

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scritto da mirkusiz sabato, 28 agosto 2004

Enzo Baldoni era uno di noi.

Inconsciamente ci troviamo ad avere dei vicini di casa di cui, opinione personale, andare decisamente fieri. Io sono fiero che grazie a me Adonis sta qui, e sono fiero di poterlo chiamare amico. E sono fiero che mi sono scassato la minchia da dipendere dalle pagine di saccenti starlettes con le tette al vento e le scorregge di minimalismo elettronico cacciate a casaccio, che qualcosa da dire, volenti o nolenti, bene o male, ce l'ho anch'io. Ed ho un posto mio dove farlo ora. E sono fiero che gente come voi bussi alla mia porta virtuale, che quando ricambio le visite mi dico che siete uno più in gamba dell'altro, e mi sento un po' più in gamba anch'io. E sono fiero che qui in mezzo ci stava anche gente come Enzo http://bloghdad.splinder.com . Niente retorica, solo una bella persona, un professionista capace, che sapeva raccontare anche altre cose.

leggete questo articolo: http://www.nazioneindiana.com/archives/000614.html#more

Sono stanco. E mi pesa la testa da morire. Ditemi che mi volete bene, io ve ne voglio.

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scritto da mirkusiz giovedì, 26 agosto 2004

…Che quando ridi stringi gli occhi a fessura, e quando parli parli tanto, poi sorridi ancora, e stringi gli occhi a fessura.

E che quando c’è da ascoltare si ascolta, e se c’è da piangere, semmai, si piangerà.

 

Conosci i tuoi demoni e non ti fa paura tenermi la mano e parlarmi di loro. E non ti fa paura che ti tengo la mano e ti parlo di loro. E dei miei.

 

…Che rido quando sparisci dietro alle tue fessure di occhi, e quando parlo parlo tanto, e rido ancora se chiudi gli occhi e scappi via serena.

E poi guido a notte fonda, sempre notte fonda, con le labbra che sanno di miele e pizzicano di cannella, e il cuore colmo di parole che riempiono e lasciano punti. E punti e punti di sospensione, ogni volta.

Che quando sorridi stringi gli occhi a fessura, e sciogli il sale che dorme nelle mie vene.

E la voglia che avrei di morderti il collo.

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scritto da mirkusiz lunedì, 23 agosto 2004

Un temporale in campagna, non basta a svoltare il sapore di un'estate intera. Non basta respirare forte e sentire l'aria farsi vento, soffia prepotente contro il mio incedere lento di sognatore, indifeso a farmi cogliere i sensi e graffiare gli occhi. Pedalo a fatica, non basta.

Non bastano i cento colori del cielo, che in testa è nero e pesante come la colpa, e affascina di oscura, non concepibile consistenza. E cromatismi insistenti, a dominare i campi, il grano e il frumentone, nelle scale dei gialli verdi blu. Tiranni, ammaliano suadenti, e intanto la pelle è madida di sudore, e pioggia che cade a grani grossi, che tra un po' è grandine. Mischia intenzioni, e possibilità sotto pelle. Scende leggera, come di miele, come di ghiaccio e Chartreuse invecchiata. Scalda i pensieri.

Non basta lasciarsi bagnare. Non bastano il timore dei tuoni, e il latrare sordo dei cani alla catena.

Non basta sorridere. Non basta.

Un temporale in campagna.

 

Sono stato ore a cercare perchè, senza trovarne. Arrivi come aria di uragano, che si sente quando è tardi ormai. E quando c'è si aspetta che passi, che comunque intanto c'è.

E intanto c'eri, senza un motivo. E senza un motivo ci siamo scambiati la pelle, e fatti più vicini di baci, sudore, sperma. Senza chiederci nulla. Senza pretendere nulla in cambio. Due volte il sole è sorto sul nostro abbraccio stanco. Sincero e indifeso. Niente conti da presentare, da chiedere alla fine del pasto. E' nutrimento di corpo, è indigestione di anima. Che di un dolore immane ne hai fatto forma e immagine per gli occhi di altri che in fondo non capiranno mai. Ma ti ho morso il collo, la nuca e seni, e quel dolore ho sentito cos'è

E quel calore ho sentito cos'è.

E come uragano, sei passata ormai. E guardo i danni e sorrido. Che non hai trovato altro che macerie, niente muri da buttare giù, niente altro che macerie.

Mischia intenzioni, e possibilità sotto pelle.

E come uragano, grazie che sei passata di qui.

 

On air: Dakota Suite - Morning lake forever

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scritto da mirkusiz venerdì, 20 agosto 2004

Giornate così non si vivono, si subiscono. Annullarsi di lavoro, abbandonarsi all'inerzia per non cedere alla disperzione. Ci si muove di fatica, con fatica. Avanti e pedalare....

 

 

 

!!! BELEN YOU MAKE MY DAY !!!  bella per Barcellona, non vedo l'ora !!!

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scritto da mirkusiz mercoledì, 18 agosto 2004

Notte in Comunità. Sveglia fuori programma alle 2,30. S_ino è sveglio e mi dice che non riesce a dormire...Lo accompagno, gli tiro le coperte fin sopra il viso, che gli piace tanto così, lo accarezzo e aspetto di sentire il respiro farsi pesante, di sonno. Il mio è fottuto, di sonno. Alzata  alle sette e trenta, colazione col mitico. Ci laviamo insieme i denti, il muso bello schiumoso, e poi aspettiamo la collega che deve venire a prenderlo, oggi sarà una giornata importante per lui. Ah, io dovrei andare a prendere M_ed che arriva alla stazione..ok, vado. Tutto bene, tutto bene., tutto bene. SBAM! Panda nuova blu puffo accartocciata come scatola di sardine.... Constato personalmente che l'urto anche a modico procedere tra una Panda blu puffo ed un cattivissimo pick up Mitsubishi L200, nell'ordine che vede il pandino cercare di deflorare impietosamente il cattivone, produce notevoli danni solo sull'abusante. L'abusato soride sornione, ma di segni ne ha ben pochi.

Merda. Umore nero. Direi sotto i tacchi, ma porto da mesi delle lercissime infradito e giuro che, sebbene ho controllato meticolosamente, del mio umore non c'è traccia. Merda, sono stanco di combnare puttanate.

On air: De Andrè Fabrizio - Tutti morimmo a stento

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scritto da mirkusiz martedì, 17 agosto 2004

Nei prossimi giorni , prima di andarci, non mancherò di disegnarmi col marker una bella X sul dorso delle mani, che alla fine la festa della Radio (Onda d'urto) sta diventando ogni anno un puttanaio maggiore. I pushers spaccano il cazzo già a svariate centinaia di metri dall'ingresso, e francamente poi arrivare a notte è lunga...ogni volta la stessa risposta <<I don't give a fuck 'bout your shit!>>...ma tant'è. Stimo che un buon 50 per cento dei presenti non sia qua altro che per quello, per il gusto della trasgressione permessa, zonafrancadelquisipuò, non per nulla girano certe facce di merda là dentro che sembra che squadrino tutti con uno schifo dilagante appena sotto pelle...però la cannetta se la fumano volentieri con i comunisti, eh??? Ma noi si era qua per altro, ieri sera....

Cazzo, gli WAILERS!!!....Emozioni, sono emozioni. Vibre vere, anche se confesso che, stupidamente, è difficile scindere la loro proposta dal fatto che manchi il frontman per il quale tutta questa gente sta qui ad ascoltarli. Ma Marley semmai ci ascolta dall'alto, che non sta più tra noi...La sensazione di sentire un gruppo di covers fa capolino più di una volta, ed è un vero peccato perchè si rischia di togliere la dignità spessa e pesa di tutti i musicisti presenti sul palco (the great “Familyman”, bass, organist Earl “Wya” Lindo, saxophonist Glen DaCosta, and trombone player Vin Gordon who all played alongside “Familyman” and Marley on many of those unforgettable recordings and live performances of the seventies.  The lead singer is former City Heat vocalist Gary “Nesta” Pine, who is widely regarded as The Wailers’ best front man since the late, great Bob himself.). Ma si è tutti a muovere i culi per lo stesso motivo, per sentire quei pezzi che da bambini ci affascinavano, ogni volta che gli amici cugini fratelli maggiori infilavano nel mangianastri "Legend"....E i pezzi scivolano via intensi, assoluti. Scivolano dentro, toccano corde intime e protette dall'ipocrisia dilagante, ma che quando occorre si scoprono, e si indossano come i vestiti della festa, quelli per andare a messa la domenica mattina...La scaletta non la ricordo, ed i nomi dei brani li troverete su qualche sito più autorevole diquesta paginetta umile...Però chi c'è stato non potrà non ammettere di aver toccato con orecchie e cuore un pezzo di storia ieri sera... IN THIS GREAT FUTURE, YOU CAN'T FORGET YOUR PAST

e della Festa...se ne riparlerà...certo, per chi ah voglia di sbattersi, i contenuti non mancano..E vrei anche foto da postare...ma non ho la minima idea di come poterlo fare...

On air: Bob Marley and the Wailers - Babylon by bus

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scritto da mirkusiz lunedì, 16 agosto 2004

Non riesco a descrivere il lavoro di ventidueorefilate di comunità. E' stanchezza, è fatica, è voglia di altro. Il difficile è trovare ancora le energie per tirarlo in piedi, questo altro. E il tempo che scivola via di conseguenza è carico di amaro e frustrazione. Resistere, mi dico.


Credo di essere innamorato, ma forse è solo l'afa. E comunque non se ne parla...allora è solo l'afa, di sicuro.


finitodileggere: NON SI MUORE TUTTE LE MATTINE - CAPOSSELA VINICIO: alte vette di prosa in svariate occasioni, nel complesso un po' disorganico il risultato, ma di certo valore artistico.



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scritto da mirkusiz domenica, 15 agosto 2004

Mi chiedo dove siano rimaste le mie estati. Credevo di esserci stato attento, pensavo di aver fatto i miei calcoli a dovere. Ma ho perso la mia estate, non so dov'è.

Non so dove sono rimasti quei sospiri dei primi giorni di giugno, che finiva la scuola, diocane, e non ce n'era più per nessuno. Il mondo diventava immediatamente minuscolo, stretto intorno al VIllaggioEuropaDiStoCazzo dove abito, che da soli in paese ci si andava poco o nulla, le nostre giornate si sudavano tutte qui. Tra noi, tra mocciosi appiccicosi di afa e pizzicori pre-adolescenziali.

Zattere di bancali e fusti di nafta, a solcare oceani di fossi di irrigazione, a schivare le ire dei dacquarolli furiosi per l’acqua che rubavamo di dighe abusive e personal own lakes. E poi l'appuntamento fisso di ogni estate, visione plurima di SaporeDiMare e SaporeDiMareUnAnnoDopo, che eravamo troppo lì a sbavare su quell’universo di possibilità e occasioni tute da bere che sembrava essere LA SPIAGGIA.

Ci saremmo accorti poi da soli che il fascino della vacanza si esaurirà spesso nell’idea di essa, nel pensarla e nel macinarla di chilometri, che una volta arrivati si vorrà già ripartire. Ma questo è già domani.

Per noi dominava ancora il fascino Rimini con le sue file di ombrelloni, e i nostri teli stesi davanti che sennò si spende troppo…E i locali e i pub e le birre e il petting. Duro, svelto, insignificantemente meraviglioso.

Ma qui era tutto diverso, quelle erano stelle cadenti nella nostra lunga notte estiva.

Dove sono i pomeriggi silenziosi, ubriachi di sole? La noia che allagava rabbie ed intenzioni. Seduti assorti davanti ad orti pieni di luce e bastoncini di legno di ghiacciolo a scavare la terra.

Dove siete calabroni e pampogne delle patate?

Dove le sere a sbucare fuori tutti insieme, tutti noi? Il nostro Barrio. Che c’era da difenderlo, il Barrio. Dagli assalti dei MaschiDiFuori, allupati bavosi per le giovani donne del nostro, di Barrio. Poi noi non ci si aveva a che fare con quelle giovani donne, troppo compromessi di infanzie comuni e mutande sporche spiattellate crude crude nei filòs parentali, sedie in strada e ventagli delle gite a Venezia. Noi non ci si aveva a che fare con le nostre giovani donne del Barrio Europa, ma per difenderle non si discuteva, mai. Che se poi a volte le giovani meretrici un po’ di pelo e di umidità di slip bianchi a quegli stranieri glielo mollavano anche volentieri, beh, è tutto un altro discorso.

Che noi al più ci si inventava nascondini in cui, più che latro, ben nascoste sparivano le mani nei pantaloncini delle coraggiose…che chissà poi perché allora avevano sempre paura di andare a nascondersi da sole, e volevano il maschio in parte, chissà perché giovani donne del Barrio. E si scoprivano universi. E universi di significati. Che per quanto a colori fossero, i porno che sfogliavamo avidi in mezzo ai campi, sotto l’ombra di piante di noci, quei significati non ce li svelarono mai quanto la prima mano calata tremante sotto il cotone degli slip rosa o bianchi.

Dov’è finito tutto questo? Non nelle ferie mancate, non nel mutuo da pagare, non nel doppio lavoro da portare a termine. Non nella paura di amare. Non nella paura di calarla quella mano tra i perizoma di adesso (o sotto pantaloni portati secchi sulla pelle…giassai…), che dopo non abbiamo risposte serie da dare a domande che sembrano diventare d’obbligo.

Dov’è la mia estate? Non in questa stagione che mi è scivolata addosso, buona solo a graffiarmi con ricordi che fanno sanguinare. Che il passato, si sa, non torna.

 

E non è nemmeno nel turno da 20 ore che mi aspetta in comunità, dalle 14,30 fino alle 10,30 di domani mattina. E buon Ferragosto anche a tutti voi.

On air: Myscatonic University - Time's up ep

 

 

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